Cinque mesi di congedo paritario, obbligatori e retribuiti per entrambi i genitori, non cedibili all'altro. È la proposta al centro dell'iniziativa popolare promossa dal comitato "Pari alla Pari", nato da una rete di genitori, professionisti, amministratori e realtà del terzo settore.
Il punto di partenza è la bocciatura, lo scorso 24 febbraio alla Camera, di una proposta simile avanzata dalle opposizioni, affossata per ragioni di copertura finanziaria. Ma il comitato ribalta la prospettiva: il costo più pesante lo pagano già oggi le famiglie. Una donna su cinque abbandona il lavoro dopo la nascita di un figlio, mentre i padri restano spesso ai margini della cura quotidiana.
L'Italia garantisce attualmente solo dieci giorni di congedo obbligatorio per i padri — una misura che lo slogan della campagna sintetizza bene: "Dieci giorni non bastano". Eppure qualcosa si muove: il ricorso al congedo di paternità è salito dal 19,2% del 2013 al 64,5% del 2023, segno che sempre più padri vogliono esserci davvero fin dai primi giorni di vita dei figli.
Sullo sfondo c'è anche la crisi demografica: nel 2025 sono nati in Italia 355mila bambini, il minimo storico dall'Unità. Difficile invertire la rotta se la genitorialità continua a tradursi in una rinuncia — lavorativa, economica, personale — quasi sempre a carico delle madri.
La proposta si rifà alla direttiva europea Work-Life Balance e alle esperienze dei Paesi nordici, con un obiettivo chiaro: che fare figli non costi più soprattutto alle donne.
Il 3 giugno sarà depositata in Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare e seguirà alle ore 14 la presentazione ufficiale, nella Sala Berlinguer della Camera dei Deputati a Roma.
Il Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia attraverso il Gruppo Territoriale Piemonte sostiene l'iniziativa e avvierà nel minor tempo possibile la raccolta delle 50000 firme necessarie a sostegno della proposta.